Prima di pubblicare un libro: gli errori più comuni degli autori esordienti

Prima di pubblicare un libro: gli errori più comuni degli autori esordienti

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Finire di scrivere un libro è una delle sensazioni più belle che esistano. Dopo mesi – a volte anni – di lavoro, l’ultima pagina è lì, il documento è salvato, e la tentazione è una sola: pubblicarlo subito, farlo leggere al mondo il prima possibile. Ed è proprio in questo momento, tra l’entusiasmo dell’opera conclusa e la fretta di vederla stampata, che nascono quasi tutti gli errori degli autori esordienti. Non errori di talento, sia chiaro: errori di percorso, di metodo, di valutazione. La buona notizia è che sono prevedibili (e quindi evitabili).

L’errore che viene prima di tutti: considerare finita la prima stesura

Cominciamo dal punto in cui ci siamo lasciati: il manoscritto appena concluso. Per molti esordienti, quella è la versione Cominciamo dal punto in cui ci siamo lasciati: il manoscritto appena concluso. Per molti esordienti, quella è la versione definitiva. In realtà, chiunque lavori in editoria sa che la prima stesura è solo l’inizio del lavoro vero: è la materia grezza da cui, attraverso la revisione, nascerà il libro. Saltare o accorciare questa fase è probabilmente l’errore più diffuso in assoluto, e anche il più costoso, perché tutto ciò che viene dopo poggia sulla qualità del testo.

La revisione, tra l’altro, non è una sola: sono almeno due lavori diversi, che vale la pena distinguere. C’è la revisione strutturale, che guarda al libro nel suo insieme (la trama regge? I personaggi sono coerenti? Ci sono paragrafi o capitoli che non servono?), e c’è la correzione di bozze, che scende nel dettaglio di refusi, punteggiatura e sviste grammaticali. Due livelli, due momenti separati e, possibilmente, diverse paia di occhi diversi. Perché c’è un fatto ben noto a chiunque scriva: l’autore è la persona meno adatta a correggere il proprio testo. Il cervello di chi ha scritto una frase decine di volte non la legge più: la ricorda. E dove c’è memoria, i refusi passano indisturbati.

Ecco perché, prima di pensare alla pubblicazione, conviene sempre far passare il testo attraverso qualche filtro esterno. I più efficaci sono:

  • il tempo: lasciare “riposare” il manoscritto qualche settimana prima di rileggerlo permette di vederlo con occhi quasi nuovi;
  • i lettori beta: persone di fiducia (meglio se lettori forti del genere) che leggono il testo e segnalano cosa funziona e cosa no;
  • un editor professionista: l’investimento più serio, ma anche quello che fa davvero la differenza sulla qualità finale.

Superata la fase di revisione, il testo è pronto. Ma il libro no.

Gli errori di forma e di presentazione

Molti autori esordienti pensano che, una volta sistemato il contenuto, il resto sia un dettaglio tecnico. La realtà è quasi opposta: il lettore incontra la forma prima del contenuto. Vede la copertina, legge il titolo, sfoglia qualche pagina e solo se tutto questo lo convince arriva alle parole che hai scritto. Trascurare la veste del libro significa compromettere il lavoro fatto fin qui, spesso senza nemmeno accorgersene.

L’errore più visibile riguarda la copertina fai da te. Comprensibile: dopo aver investito tanto nel testo, spendere anche per la grafica sembra un lusso. Ma la copertina è il primo – e a volte l’unico – strumento di vendita di un libro, soprattutto per un autore sconosciuto: una copertina amatoriale comunica al lettore, in una frazione di secondo, che anche il contenuto potrebbe essere amatoriale. Non è giusto, ma è così che funziona la percezione.

Meno visibile, ma altrettanto importante, è l’impaginazione grafica degli interni. Un libro professionale si riconosce da dettagli che il lettore comune non sa nominare ma percepisce benissimo: margini equilibrati, un font leggibile e adatto al genere, un’interlinea corretta, la gestione di righe isolate a inizio o fine pagina, numeri di pagina e intestazioni coerenti. Quando mancano questi elementi, la lettura risulta faticosa senza nemmeno capirne il perché. E lo stesso discorso vale per il formato del volume, la scelta della carta e della rilegatura: tutti aspetti che sembrano secondari finché non si tiene in mano il libro stampato.

C’è poi un errore di presentazione che riguarda chi sceglie la strada dell’editoria tradizionale: l’invio del manoscritto alle case editrici (fatto male). Proposte spedite a decine di editori a caso, senza verificare che pubblichino quel genere; email senza sinossi o con sinossi di dieci pagine; testi ancora pieni di refusi che “tanto poi lo sistemo”. Ogni casa editrice riceve centinaia di proposte: quelle presentate in modo sciatto o fuori target vengono scartate prima ancora di essere lette. Curare la presentazione — una sinossi chiara, una breve biografia, il rispetto delle indicazioni di invio dell’editore — non garantisce la pubblicazione, ma garantisce almeno di essere presi in considerazione.

E a proposito di case editrici: proprio nella scelta di come e con chi pubblicare si nasconde la terza famiglia di errori.

Scegliere male la strada di pubblicazione (o non scegliere affatto)

Oggi un autore ha davanti più strade che in passato: l’editoria tradizionale, il self-publishing, e una zona grigia di operatori intermedi. Il problema è che molti esordienti queste cose non le conoscono davvero, e finiscono per imboccare la prima strada che si presenta loro. Uno dei problemi più subdoli, in questo territorio, ha un nome preciso: l’editoria a pagamento. Ossia quelle case editrici che si dicono entusiaste del tuo manoscritto ma ti chiedono un contributo economico per pubblicarlo (a volte mascherato dall’acquisto obbligatorio di un certo numero di copie). Il principio da tenere a mente è semplice e vale sempre: un editore serio guadagna vendendo libri ai lettori, non facendosi pagare dagli autori. Chi ti chiede soldi per pubblicarti non sta investendo su di te: sta incassando da te.

Diverso è il discorso del self-publishing, che è una strada legittima e per molti autori anche la più adatta: massima libertà, tempi rapidi, royalty più alte. Ma attenzione all’equivoco: self-publishing non significa fare tutto da soli. Significa fare da soli l’editore, cioè coordinare e – dove serve – acquistare i servizi professionali che una casa editrice fornirebbe: editing, correzione di bozze, progetto grafico, impaginazione. Gli autori indipendenti che vendono davvero sono quasi sempre quelli che hanno investito su questi passaggi.

Aspettative e promozione

Abbiamo visto gli errori più comuni che gli autori esordienti fanno prima di pubblicare un libro, ma una volta che il libro è Abbiamo visto gli errori più comuni che gli autori esordienti fanno prima di pubblicare un libro, ma una volta che il libro è uscito che si fa? Comincia la parte che in pochi raccontano: bisogna farlo conoscere. Molti autori esordienti vivono la pubblicazione come un traguardo, quando in realtà è una seconda partenza: un libro appena uscito, senza promozione, è invisibile tra le decine di migliaia di titoli pubblicati ogni anno. Aspettarsi che il passaparola faccia il suo corso è forse l’illusione più dolce e più dannosa di tutte.

La promozione non richiede necessariamente grandi budget, ma richiede intenzione e costanza. Alcune attività sono alla portata di qualsiasi autore:

  • costruire una presenza online essenziale ma curata;
  • intercettare i lettori dove già si trovano: gruppi di lettura, blog letterari, community del proprio genere;
  • organizzare presentazioni locali che, per un esordiente, restano uno degli strumenti più efficaci per creare un primo pubblico tangibile.

E poi serve l’ingrediente meno tecnico di tutti: aspettative realistiche. Il primo libro raramente è un successo commerciale, e va bene così: è il primo passo di un percorso, l’occasione per imparare il mestiere, raccogliere lettori e feedback, e scrivere un secondo libro migliore del primo. Gli autori che durano non sono quelli che azzeccano l’esordio perfetto: sono quelli che trattano ogni pubblicazione come un investimento sulla successiva.

Stai per pubblicare il tuo primo libro? Non affrontare da solo i passaggi più delicati. Siamo una casa editrice e agenzia grafica di Bergamo con una lunga esperienza in editoria, impaginazione grafica e progettazione di copertine: possiamo affiancarti dalla revisione del testo alla stampa, fino allo sviluppo della strategia di comunicazione del tuo progetto.


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Domande frequenti

Di seguito trovi alcune risposte utili sui passaggi da affrontare prima di pubblicare un libro.

La prima stesura di un libro è pronta per essere pubblicata?

Generalmente no. La prima stesura rappresenta la materia di partenza e dovrebbe essere sottoposta a una revisione strutturale, seguita da una correzione di bozze dedicata a refusi, punteggiatura e sviste grammaticali.

Qual è la differenza tra editing e correzione di bozze?

L’editing interviene sulla struttura complessiva del testo, verificando aspetti come trama, personaggi, ritmo e utilità dei capitoli. La correzione di bozze lavora invece sugli errori formali e sulle imprecisioni rimaste nel testo.

Perché la copertina e l’impaginazione sono importanti?

La copertina è uno dei primi elementi che il lettore vede, mentre l’impaginazione influenza direttamente la leggibilità. Una veste grafica poco curata può trasmettere una percezione amatoriale e rendere più faticosa la lettura.

Il self-publishing significa fare tutto da soli?

No. Scegliere il self-publishing significa assumere il ruolo dell’editore e coordinare i diversi passaggi del progetto, ricorrendo quando necessario a professionisti per editing, correzione di bozze, copertina e impaginazione.

Quando bisogna iniziare a promuovere un libro?

È utile pianificare la promozione prima della pubblicazione, preparando una presenza online curata, individuando le community di lettori più pertinenti e valutando presentazioni o altre attività per far conoscere il libro.

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